Sull’oceano

Autore: Edmondo De Amicis (1846-1908)
Anno: 1889
Voto: 7,5/10
Genere: Reportage – Letteratura italiana dell’800

Un’occasione per ricordare i tempi in cui i pidocchiosi migranti eravamo noi, e non gli altri. Il marzo 1884 Edmondo de Amicis s’imbarcò su un piroscafo che dall’Italia conduceva in Argentina, con una traversata oceanica stimata in una ventina di giorni. Rispetto ad altri passeggeri che viaggiavano per affari o (pensa un po’) per piacere, egli non era interessato alla destinazione. Suo intento era osservare da vicino la realtà dei nostri connazionali emigranti per sfuggire alla povertà. Di anime così, sull’imbarcazione se ne contavano ben 1500: una cifra spaventosa e che segnalava i prodromi di un fenomeno destinato a esplodere a cavallo dei due secoli, incidendo sulla nostra storia sociale, economica e politica.

Con il fiuto di un perfetto reporter, De Amicis si reca sul posto, parla con la gente, registra e documenta quel che succede durante la traversata: i drammi personali dei viaggiatori, spesso costretti con le lacrime a lasciare le proprie case e famiglie; le terribili condizioni igieniche degli alloggi; i conflitti fra passeggeri di prima, seconda e terza classe; ma anche momenti di speranza e persino di gioia, come quando nasce un bambino proprio lì, nel bel mezzo dell’Atlantico. ‘Sull’oceano’ uscirà solo cinque anni dopo destando una certa impressione, per poi passare pian piano nell’anonimato.

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Edmondo De Amicis

Chi ha amato ‘Cuore’ (1886) riconoscerà il senso di partecipazione del suo autore verso i temi sociali. È proprio con quest’opera che De Amicis segnava il suo avvicinamento alle posizioni del socialismo, che nell’Italia borghesuccia dell’epoca umbertina aveva lo stesso statuto delle Bestie di Satana nella nostra. Non ch’egli, socialista, lo fosse davvero: purtroppo solo quel colore politico, a quel tempo, sembrava tenere a certe problematiche. Oggi, per fortuna, non lo fa nessuno.

“A momenti c’era da immaginare che fossero scomparse le terre dalla superficie del globo, e che noi navigassimo sull’oceano universale, senz’approdare mai più”

Tocca l’acqua, tocca il vento

Titolo originale: Lagaat Bamayim, Lagaat Baruach

Autore: Amos Oz (n.1939)
Anno: 1973
Voto: 5,5/10
Genere: Romanzo – Letteratura israeliana del ‘900

Polonia, 1939. I coniugi Pomerantz, ebrei, reagiscono in modo diametralmente opposto all’invasione nazista. Elisha, orologiaio con la passione per la musica, si dà alla macchia; Stefa, convinta da un amico professore, decide di restare a fronteggiare il nemico. Entrambi subiranno dalle loro scelte conseguenze impreventivabili, tuttavia con la speranza di ritrovarsi un giorno in una patria che non li costringerà più a fingere d’essere altro da quel che sono.

Sono le due anime diverse ma egualmente fondanti l’Israele moderno, quelle raccontate da Amos Oz in questo romanzo. Il quale arriva in Italia solo ora, pur essendo datato in verità al 1973. Per la serie: meglio un romanzo qualsiasi da un autore famoso, piuttosto che un buon romanzo da un autore qualsiasi.

Amos Oz
Ed. Feltrinelli 2017

L’autore di ‘Tocca l’acqua, tocca il vento‘ non è infatti quello che si guadagnerà negli anni la nomea fra i più significativi della sua nazione. La commistione fra storia e intimismo rimane intatta come cifra poetica, ma non è sviluppata in modo profondo come nei libri successivi. Neanche nello stile: sembra che Oz abbia cominciato a scrivere il romanzo su ispirazione dei grandi racconti mitteleuropei, per finire con una sorta di realismo magico. Sia in un senso che nell’altro, c’è di peggio e di meglio.

“Ci sono certamente momenti nella vita di un uomo e di un popolo in cui il silenzio è fare un uso distorto della lingua. No, (…), noi siamo qui e non possiamo fare altrimenti. Di fronte al male bisogna alzarsi e dire: male”

Il fisico in salotto – Fisica per non fisici

Autore: Guido Corbò
Anno: 2010-15
Voto: 5,5/10
Genere: Saggi – Fisica – Scienze

Paradosso vuole che, come il calzolaio abbia sempre le scarpe rotte, un paese capace di donare tante illustri personalità della scienza sia al contempo anche quello con la cultura scientifica media più scarsa in Europa. Per questo motivo in Italia, e solo in Italia, se scorreste i titoli sugli scaffali dedicati dalle librerie a tale settore disciplinare – à propos, scaffali molto meno capienti di quelli dedicati alla letteratura fantasy – ne trovereste ben pochi che non si propongano che come “introduzioni a…” oppure semplificazioni for dummies. Libri di astronomia che ancora spiegano la nascita dell’universo. Libri di biologia che ancora spiegano il darwinismo. Libri di matematica che ancora spiegano le equazioni di primo grado. Di tutti questi ogni anno viene pubblicata una carrellata, con una continua escalation verso sempre maggiori sintesi e semplificazione. Come in una sorta di gioco al ribasso, autori più o meno bravi fanno a gara a chi riesce a metter più a suo agio un pubblico di ignoranti.

Guido Corbò
Ed. Salani 2010

Ignorante è senz’altro anche il lettore cercato da Guido Corbò in questi due agili volumi editi (non a caso) da una casa editrice specializzata soprattutto in letture per ragazzi. Programmatico l’un titolo (‘Fisica per non fisici‘), rassicurante l’altro (‘Il fisico in salotto‘), sostanzialmente simili nel proporre un’introduzione alla fisica come materia non astratta bensì viva e presente nella nostra quotidianità. L’autore opta per un approccio del tutto asistematico, non parte dalle questioni più semplici per finire a quelle più complesse ma si lascia andare alla spontaneità del racconto: così, ad esempio, gli capita di spiegare la relatività di Albert Einstein prima della gravità di Isaac Newton. Una scelta che intende essere simpatica ma che purtroppo si rivela fonte di confusione per il lettore.

Guido Corbò1
Ed. Salani 2015

Stima almeno per il tentativo. Ma fra le centinaia di opere divulgative sullo stesso tema, si rimanda a centinaia meno ardite e più efficaci.

“Un fisico, un ingegnere e un matematico se ne vanno in treno per la Scozia, quando dal finestrino scorgono una pecora nera.
“Ah!”, dice il fisico, “vedo che in Scozia le pecore sono tutte nere!”
“Hmmm…”, replica l’ingegnere. “Possiamo solo dire che qualche pecora scozzese è nera…”.
“No!”, conclude il matematico,” tutto quello che sappiamo è che esiste in Scozia almeno una pecora con uno dei due lati di colore nero!…”

Bruciare tutto

Autore: Walter Siti (n.1947)
Anno: 2017
Voto: 5/10
Genere: Romanzo psicologico – Letteratura italiana contemporanea

Milano, 2015. Don Leo è un prete giovane e apprezzato da tutti per la sua anti-convenzionalità: non disdegna il turpiloquio, ascolta tutti senza pregiudizio alcuno, non dispensa prediche né fa proselitismo. In apparenza è il prototipo del religioso 2.0, quello di moda oggi sotto l’ultimo pontificato. Nessuno sospetta come sotto quella patina di superficialità tanto simpatica si nasconda invece un profondo dissidio, quello di una fede in lotta contro l’ombra di un Dio forse inesistente; ma soprattutto contro il sospetto che lottare contro i mali del mondo, più che inutile, sia addirittura controproducente.

En passant, egli è anche pedofilo ma non può farci nulla.

Walter Siti non può non aver previsto che questo elemento avrebbe monopolizzato l’attenzione sul suo ultimo romanzo, pur essendone in ultima analisi pressoché irrilevante. L’indignazione di alcuni critici verso la dedica a don Lorenzo Milani, reputata una mancanza di rispetto, ha sollevato una polemica utile solo a compensare in termini commerciali quello che altrimenti sarebbe stato un flop.

E sì, perché se l’ambizione bastasse a fare il capolavoro, allora dovremmo genufletterci di fronte a ‘Bruciare tutto‘ e al coraggio con cui affronta di petto le radici della crisi spirituale del nostro mondo. Addirittura l’ateo Siti si rivela in ciò più lucido di tutti i sedicenti autori cattolici di oggi messi insieme. Il problema è che la letteratura si compone anche di idee e scrittura, ambiti nei quali la presente impresa si rivela un mezzo fallimento.

Walter Siti
Ed. Rizzoli 2017

L’autore Premio Strega nel 2013 è innamorato più di sé stesso e della propria intellettualità che della sua storia, dovrebbe dedicarsi a questa e invece riversa sulle pagine l’ansia di essere riconosciuto come l’ultima voce critica d’Italia. Impossibile leggere tre righe di fila senza incappare in un aforisma (sulla religione, sulla politica, sulla vita) che pare coltivato da chissà quanto tempo e incastrato qui, senza utilità pratica e anzi a detrimento della lettura. Alla fine il povero don Leo passa dall’essere un potenziale personaggio iconico, erede dei colleghi creati da Goffredo Parise e Leonardo Sciascia, a essere quasi la comparsa in un peana autocelebrativo. Un bel regalo che Siti si concede al compimento dei suoi 70 anni, ma che avrebbe dovuto semmai concedere ai suoi lettori.

“La solitudine di un prete può essere un elevato punto d’arrivo, ma più spesso è una cattiva sosta”

Le due teste del tiranno. Metodi matematici per la libertà

Autore: Marco Malvaldi (n.1974)
Anno: 2017
Voto: 4/10
Genere: Saggio – Storia della matematica – Scienze

A cosa serve la matematica? Veramente la domanda che giustifica questo saggio ci sorprende: è molto più difficile infatti spiegare a uno studente l’utilità di altre materie, come la letteratura o la filosofia. Tutto sommato saper far di conto dà da mangiare a molta gente suddivisa fra altrettante figure professionali. Semmai più difficile sarebbe motivare l’utilità della matematica pura, quella cioé praticata per sé sola, aliena alla vita reale, coltivata nei secoli da un risicatissimo nugolo di eletti. Per quale ragione un ragazzo di oggi dovrebbe perdere il tempo (e il senno) a inseguire le chimeriche soluzioni a teoremi o enigmi su realtà totalmente e orgogliosamente astratte?

Ebbene, per le medesime ragioni per cui oggi lo stesso ragazzo potrebbe perdere tempo con le suddette materie umanistiche. È quel che Marco Malvaldi s’impegna a spiegare ne ‘Le due teste del tiranno‘, ultima delle sue uscite come divulgatore scientifico anziché apprezzato autore di gialli (vanta invero una formazione da chimico). Il tiranno in questione sarebbe la nostra mente, bicefala nel suo rapporto col mondo: una parte spingerebbe per la calda emotività, l’altra per la fredda ragione. La natura umana porterebbe a privilegiare la prima, ma farebbe bene ad ascoltare anche la seconda. Ci riuscirebbe se praticasse arti come, per l’appunto, la matematica; arti capaci di spingere il nostro pensiero su piste diverse da quelle battute, aprendolo così al dubbio, al confronto, alla ricerca. Migliorando così nel complesso la qualità della nostra vita.

Poeticissima la morale di fondo, occorre però vedere come Malvaldi vi ci arriva. Qui restiamo abbastanza stupiti: il saggio si propone come una sorta di storia della matematica ma in concreto offre solo una serie di aneddoti sui matematici, storie di personaggi più o meno buffi, tenzoni accademici, risse da taverna, gossip. Attraversiamo una galleria dedicata non alla scienza ma alla rassicurazione del lettore: la matematica non è quella disciplina seriosa propinataci dalla scuola ma un gioco divertente, praticato da gente “come noi” – e quindi sporca, collerica, viziata ecc. Una figata insomma.

Marco Malvaldi
Ed. Rizzoli 2017

Sarà. Fatto sta che in tutto il racconto dello scrittore pisano la grande assente è la matematica stessa, forse non facile da spiegare come l’alcolismo o l’incontinenza sessuale di qualche suo adepto. Salvo il teorema di Pitagora nei primi capitoli, il lettore troverà più battute calcistiche (soprattutto sull’Inter) che numeri. Purtroppo Malvaldi – scoiattolo della penna, salace e divertentissimo – non comprende il limite delle licenze che un testo simile dovrebbe prendersi. La matematica sarà senz’altro materia utile, ma apologeti del genere sono più che inutili.

“Ognuno di noi è il tiranno di sé stesso”

La storia al cinema. La schiavitù sullo schermo

Titolo originale: Slaves on Screen: Film and Historical Vision

Autore: Natalie Zemon Davis (n.1928)
Anno: 2002
Voto: 6,5/10
Genere: Saggio – Cinema

Il problema della trasposizione cinematografica non è solo relativo al passaggio da un codice a un altro (ad esempio, dal libro al film) ma anche connesso al dovere di compiere scelte etiche. Questo perché una forma d’arte molto popolare come il cinema deve fare i conti proprio con la sua stessa popolarità ossia con il suo potere di influenzare l’opinione pubblica. Soprattutto quando decide di raccontare la storia. Non dovrebbe essere così, ma è così: fatti e personaggi del passato sono giudicati più spesso sulla base dei racconti sullo schermo che dei saggi degli specialisti. Così nessuno ha mai sentito dell’imperatore romano Commodo prima di aver visto ‘Il gladiatore‘ (2000); dopo, tutti sapevano ch’era un gran str***o.

Tale potere non scatena necessariamente conseguenze negative, e per fortuna non lo fa nella maggior parte dei casi: le bizzarrie storiografiche di pellicola come quella di Ridley Scott possono aver incentivato il turismo a Roma e accresciuto il numero dei ‘centurioni’ da strada, ma di certo non hanno fatto male a nessuno. Non altrettanto succede quando la narrazione tocca invece temi complessi senza renderne il senso della complessità; o al contrario quando si trattano temi semplici esagerandone la semplicità.

Natalie Zemon Davis
Ed. Viella 2007

Il libro della canadese Natalie Zemon Davis focalizza nello specifico il modo in cui la settima arte si è confrontata con un argomento sempre spinoso come la schiavitù. Analizza grandi classici come ‘Spartacus’ (1960) di Stanley Kubrick e ‘Queimada’ (1969) di Gillo Pontecorvo, e pellicole che classiche forse non sono ma pur rimangono interessanti come ‘Amistad’ (1998) di Steven Spielberg e ‘Beloved’ (1998) di Jonathan Demme. Una lettura per certi versi inconsueta: pur nel rispetto dell’autonomia dell’arte, l’autrice ricostruisce per mezzo delle pellicole l’evoluzione del discorso sulla schiavitù attraverso i decenni. E ci permette di notare quanto il linguaggio cinematografico sia effettivamente più rapido nei cambiamenti rispetto a quello della società e della politica. Per fortuna? No, diciamo semmai ‘purtroppo’.

“Lo storico racconta le cose accadute, il poeta quella che potrebbero accadere (…). La poesia ha a che fare con verità generali, la storia con eventi specifici”
(Aristotele)

Nati liquidi – Fine del mondo liquido

Autori: Zygmunt Bauman – Thomas Leoncini / Carlo Bordoni
Anno: 2017
Voto: 4/10
Genere: Saggi – Sociologia – Antropologia e scienze sociali

Più di un lungo ragionamento o di un manifesto, a rendere fortunata una certa idea spesso occorre lo slogan giusto. Lo sanno gli esperti del marketing ossia i sacerdoti dell’odierna società consumistica. Lo sapeva tuttavia – gran paradosso – anche uno degli intellettuali che negli scorsi decenni, contro tale società, si è erto fra i principali baluardi. Così Zygmunt Bauman all’inizio del 2017 moriva lasciando in eredità ai posteri la definizione più celebre dei tempi che viviamo: la cosiddetta “modernità liquida“, promossa nell’omonimo saggio del 2000 (data, anch’essa, quasi programmatica) e approfondita in altri successivi fino a rendere il già 75enne professore polacco il sociologo più famoso del mondo. Beh, diciamo anche l’unico sociologo al mondo davvero famoso.

Thomas Leoncini
Ed. Sperling & Kupfer 2017

La fama di solito non è buona per un uomo di studi, perché presuppone un compromesso col senso comune e quindi una semplificazione concettuale o voluta o costretta. Per quel che Bauman intende esprimere, l’aggettivo “liquido” non sarebbe nemmeno il più adatto: infatti i liquidi in fisica tendono ad assumere la forma dei loro contenitori, quando la modernità descritta in queste opere si caratterizzerebbe proprio per l’assenza di qualsivoglia forma, schemi e norme in grado di incanalare la condotta degli individui. Individui ormai orfani di comunità ovvero di un sistema regolato da valori etici condivisi, di conseguenza costretti all’autodeterminazione; termine, questo, che in Bauman corrisponde automaticamente (ma perché?) allo smarrimento, alla solitudine, al relativismo, all’infelicità. Più che liquida, quindi la modernità siffatta avrebbe dovuto essere definita “gassosa“. Ma vuoi mettere il fascino evocativo e immaginifico dell’acqua con quello del metano? Difficile fare bella figura a un party mondano in maglietta e jeans, difficile attirare l’attenzione del lettore casuale con un titolo brutto.

Facezie. Comunque a Bauman va riconosciuto lo stesso merito delle popstar: l’aver saputo dare un nome sintetico ed efficace a un’idea già condivisa da tutti. Incoraggiando così tutti ad arricchirne qualificazione e sfaccettature, anche al di là delle immediate intenzioni dello studioso. Il quale ad esempio in ‘Nati liquidi‘ dialoga quasi seccato (anche se non lo ammette) con un collega 30enne più baumaniano di lui stesso, tutto teso com’è a estorcergli pareri e giudizi negativi sulle attuali mode giovanili, di cui Bauman fatica a vedersi riconosciuta l’estraneità; ma che si vanta (anche se non lo ammette) di accompagnare col proprio nome l’ultimo libro del suo mostro sacro. Lo stesso invocato dal collega meno giovane Carlo Bordoni nel suo ‘Fine del mondo liquido‘, titolato ‘Interregnum‘ nella sua prima edizione in lingua inglese. In teoria un saggio sociologico, in pratica un libro di fantascienza: Bauman almeno analizzava il mondo a lui presente, il suo discepolo va oltre e già vede il futuro prossimo, quello emergente dalla società liquida ormai agli sgoccioli e segnata ineluttabilmente da morte e distruzione.

Carlo Bordoni
Ed. il Saggiatore 2017

Lo vediamo anche in musica: invecchiata Madonna, spunta Lady Gaga. Inevitabile quindi che al leone morente e poi morto Bauman tentino di sostituirsi altri aspiranti sociologi pop.

Evitabile invece che i lettori incoraggino una deriva sensazionalistica estranea all’interesse delle scienze sociali.

“È solo grazie al disordine che si può pervenire a un nuovo ordine, sulla base di un equilibrio diverso, più complesso, che tiene conto e comprende il disturbo che l’ha messo in discussione”

L’uomo di Marte

Titolo originale: The Martian

Autore: Andy Weir (n.1972)
Anno: 2011
Voto: 6,5/10
Genere: Avventura – Fantascienza

Marte, futuro non troppo lontano. La terza missione umana sul pianeta rosso fallisce a causa di una tempesta. L’equipaggio di Ares 3 deve evacuare in fretta la base per non farsi ammazzare. Nel farlo, omette di recuperare il corpo di Mark Watney, botanico creduto morto durante le intemperie. Così non è: l’uomo è ancora vivo e si trova nella spiacevole condizione di dover sopravvivere da solo nell’attesa di un auspicabile recupero. Il quale, tanto per intenderci, nel migliore delle ipotesi non avverrebbe prima di un anno e mezzo. L’impresa è quasi disperata, ma possibile grazie ai non pochi strumenti offerti dalla scienza, dall’ingegno e dall’abnegazione.

Un po’ Robinson Crusoe, un po’ MacGyver. ‘The Martian’ è stato il romanzo d’esordio di un 44enne nerd californiano, appassionato della buona vecchia fantascienza classica. Inizialmente il libro è stato auto-pubblicato gratuitamente, poi è passato su Amazon e ha fatto il botto, fino a essere trasposto nell’omonima pellicola con protagonista Matt Damon e candidata agli Oscar 2016. Cose che succedono nel nostro mondo.

Andy Weir
Ed. Newton Compton 2014

Il pregio del libro è una totale verisimiglianza scientifica: tutti gli stratagemmi adottati dal protagonista per sopravvivere sono il frutto di studi attentissimi in biologia, meccanica e chimica. Quasi un saggio scientifico interattivo. Il suo difetto potrebbe essere il medesimo: tanta teoria e poca azione annoiano un pubblico assetato di divertimento.

Comunque più interessante rispetto al film.

“È una sensazione strana. Dovunque vada, sono il primo. Esco dal Rover? Primo uomo ad aver messo piede lì! Salgo su un dosso? Primo uomo a salire su quel dosso! Do un calcio a un sasso? Quel sasso non si muoveva da un milione di anni!”

In cammino con Dante

Autore: Franco Nembrini (n.1955)
Anno: 2017
Voto: 2/10
Genere: Saggio – Religione e spiritualità – Critica letteraria

Se avete letto ‘Dracula‘ di Bram Stoker sarete rimasti sicuramente colpiti dal personaggio di Renfield, il servitore del terribile vampiro. Un folle, un reietto della società, tanto desideroso di soddisfare il suo signore da sdilinquirsi fantozzianamente a qualsiasi segno d’attenzione da parte sua. Insomma ridicolo, un corpo estraneo in un romanzo per il resto serio e improntato all’inquietudine. Ma anche un mezzo enigma per chi legge: l’effetto comico da lui destato sarà forse un effetto voluto dall’autore oppure una gaffe?

Dante Alighieri
Dante Alighieri

Tanta premessa per dire che anche Dante Alighieri ha il suo Renfield: è il bergamasco Franco Nembrini, ex-docente liceale, attivista cattolico con incarichi nella CEI, en passant appassionato di mistica e numerologia. Più dantista di Dante stesso, convinto che il poeta debba considerarsi un vero e proprio santo, forse un profeta biblico, e la ‘Divina Commedia‘ una Sacra Scrittura quasi quanto la Bibbia. Questo suo ‘In cammino con Dante‘ nasce pertanto con l’ambizione di promuovere il riconoscimento del celebre fiorentino come campione del cattolicesimo. Sic et simpliciter. Cestina tutto quel che lo riguarda al di fuori di quest’unica dimensione, rifiuta tutte le centinaia di interpretazioni della critica passata. Suoi unici punti di riferimento teorici sono mons. Luigi Giussani e… papa Francesco. Sì, avete capito bene: persino l’affabile Jorge Bergoglio si rivela un dantista più acuto di Francesco De Sanctis.

Per carità, non rideremo. Prendiamo sul serio l’operazione di Nembrini, perché non si sa mai, la sua lettura della ‘Commedia‘ potrebbe comunque aggiungere qualcosa al nostro punto di vista. Ebbene, dopo esserci sorbiti questo libro fino all’ultima pagina, possiamo dire – sempre, senza ridere – di non capire come faccia un’opera del genere a essere pubblicata da un editore tanto importante. Essa pare infatti soprattutto la testimonianza di una confusione mentale, quella di un uomo che non sa distinguere le opinioni personali dai dati di fatto. Dice di voler commentare Dante ma in verità è Dante, a commentare lui. Nembrini sostiene determinate convinzioni religiose – su Dio, sulla natura umana, sulla morte ecc. – e cita i versi danteschi che parrebbero (decontestualizzati!) dargli ragione, fingendo che non esistano quelli di senso contrario. Evidentemente non gli piace la politica e di conseguenza presenta un Dante apolitico (ma come: lui, l’esule da Firenze?). Magari non gli piace la fonduta e troverà le prove dell’intolleranza anche del poeta al lattosio.

Franco Nembrini
Ed. Garzanti 2017

Insomma Nembrini abbassa Dante al suo livello cioé a quello del predicatore da due soldi. Senza comprendere come, se quegli fosse stato davvero tanto mediocre, non avrebbe certamente fatto quel che ha fatto. Al lettore, preso in giro da un testo che promette qualcosa che non mantiene, l’ardua questione: chiedere indietro i soldi o pagare ancora per intrattenimenti analoghi? Pur di combattere la noia, lo spettacolo della follia potrebbe essere rivalutato.

“Niente è così poco credibile come una risposta a una domanda che non si pone”
(Reinhold Niebuhr)

Wagner Nights

Autore: Ernest Newman (1868-1959)
Anno: 1949
Voto: 8/10
Genere: Saggio – Critica musicale, monografia – Musica

Richard Wagner (1813-83) fu per la musica quello che il suo più giovane amico Friedrich Nietzsche sarà per la filosofia: una personalità potente, originale e provocatoria, destinata di conseguenza a essere divisiva. Il minimo che si possa dire di lui è che fu un rivoluzionario. In ben 50 anni di attività riuscì non solo a riportare curiosità e interesse su un’arte già (checché ne dicano i critici) in declino, chiusa in un rigido formalismo lontano dal sentire comune; ma anche a far ciò rielaborando in modo inaudito soggetti ritenuti prima di lui ‘impresentabili’. Da ‘L’olandese volante’ (1843) fino al mistico ‘Parsifal’ (1882), passando per il suo capolavoro ovvero la tetralogia del ‘Nibelunglied‘ (1869-76), Wagner portò in scena la grande mitologia germanica e norrena amplificando nell’immaginario collettivo le tematiche della letteratura romantica. Un’operazione grandiosa anche per la difficoltà: come si può scoprire in questo eruditissimo saggio dell’americano Ernest Newman – che analizza la genesi dei suoi dieci drammi più significativi – Wagner fu, prima che un compositore, un lettore onnivoro e attentissimo, capace di anticipare quelle problematiche sulla traduzione da un medium all’altro che tanto affliggeranno i critici cine-musicali-letterari-teatrali nel XX secolo.

Ernest Newman
Ed. Castelvecchi 2013

Per gli amanti di Wagner e in generale della musica classica – che poi, in Wagner, tanto ‘classica’ non è – un must read. Altrimenti si tratterebbe di un’occasione per approcciare un importante esponente della cultura europea dell’Ottocento. Per seguire appieno il discorso di Newman, che cita e commenta anche l’aspetto tecnico dei testi, occorre comunque possedere rudimenti musicali in proprio.

“Lo sai che non posso ascoltare troppo Wagner… sento già l’impulso ad occupare la Polonia!”
(Woody Allen)